Recuperare energia: non solo a tavola!

Cucinare un alimento in forno o in padella? Acquistare un arancio israeliano o siciliano? Proteggere un alimento con un film plastico o con una pellicola alimentare in cera d’api? Queste e molte altre sono scelte che facciamo quotidianamente. Ognuna di esse sembra marginale, quasi insignificante, ma in realtà ha un profondo impatto se sommata a tutte le altre. Prendiamo l’utilizzo della pellicola di plastica, immaginando di usarne solo una quarantina di centimetri alla settimana: in un anno ne avremo consumata circa 20 metri! Questo materiale non solo ha un impatto sul pianeta nel momento dello smaltimento, ma sin dal principio, cioè dall’estrazione della materia prima, passando per la produzione e il trasporto e così via. Questo approccio che prende in considerazione l’intera vita di un prodotto e l’impatto ambientale, sociale ed economico che genera, è definito “Life Cycle Thinking”. 

L’energia è alla base di tutto

Il consumo e la gestione dell’energia è un concetto ampissimo, che va dalle piccole azioni quotidiane, all’approccio di una piccola azienda, passando per le multinazionali, fino alle politiche di un stato. Il concetto stesso di energia non è facilmente definibile e se ne potrebbe parlare in modi diversi, ad esempio il tipo di energia che sia da fonte rinnovabile o no, oppure il tipo di processo in cui è impiegata, e ancora l’impatto paesaggistico nel produrla e così via.

Per restringere il campo, vi diamo qualche piccolo consiglio quotidiano inerente al nostro ambito principale: il cibo e la cucina.
La raccolta differenziata

Smaltire in maniera corretta i rifiuti comporta un impatto minore sul pianeta e permette la pratica del riciclo. Dubbi su dove smaltire alcuni imballaggi o rifiuti? Fatevi aiutare dalle app apposite – tipo Junker – e consultate il sito del vostro comune – i comuni possono aver regole differenti in fatto di differenziata. Ah, non scordiamoci di smaltire gli oli esausti correttamente e non scolandoli nel lavandino.

Illuminazione

Giusto averla in cucina mentre si armeggia ai fornelli, sia per avere grandi idee che poterci vedere per metterle in pratica. Consigliamo l’utilizzo di lampadine a led che consumano circa il 90% in meno di quelle alogene e circa il 66% in meno rispetto a quelle fluorescenti.

Elettrodomestici

 Forno
È uno degli elettrodomestici più utili, ma costosi dal punto di vista energetico. Per limitare l’uso di energia ci sono dei piccoli accorgimenti:

  • si possono cuocere più pietanze contemporaneamente
  • non sempre è necessario preriscaldarlo
  • sfruttare il mantenimento della temperatura post spegnimento per completare la cottura
  • aprire il forno il meno possibile per evitare dispersione di calore.

Fornelli
Quelli a induzione hanno un rendimento che arriva al 90%. Ad esempio, un litro di acqua comincia a bollire in 3-4 minuiti contro gli 8-9 di un fornello a gas. A proposito di bollire, qui vi abbiamo raccontato come cuocere la pasta spegnendo il gas!

Lavastoviglie
Utilizzarla a pieno carico e partire dal presupposto che una lavastoviglie consuma meno acqua e detersivo del lavaggio a mano. Evitare l’asciugatura, se possibile: far asciugare le stoviglie con la naturale circolazione dell’aria.

Teniamo presente, inoltre, che molti elettrodomestici consumano energia anche quando non sono in funzione: attenzione quindi allo stand-by che può pesare in casa dal 10 al 16% dei consumi in bolletta elettrica!

Spesa intelligente

Comprare solo ciò che è necessario e che verrà consumato prima della scadenza. In questo modo l’impatto ed il consumo energetico della vita di ogni ingrediente verrà sfruttato e valorizzato. Ne abbiamo parlato qui.

Plastica

Diminuirne l’uso il più possibile, soprattutto quella usa e getta, ad esempio comprando prodotti sfusi – dal detersivo ai legumi, dalla pasta ai biscotti – o utilizzando la pellicola alimentare in cera d’api – ne abbiamo parlato qui. La plastica ha un forte impatto ambientale, dalla produzione fino allo smaltimento, spesso complesso e dispendioso, e alla difficoltà nel riciclarla.

Goccia dopo goccia, consumiamo 215 l di acqua al giorno a testa!

L’acqua potabile è un bene che in Italia è diffuso in tutta la penisola, salvo in alcune particolari e rare situazioni. La utilizziamo a casa, in ufficio, al bar, al ristorante e nei parche dalle fontanelle. Questo perché l’Italia è effettivamente uno dei paesi europei che ne ha maggiore disponibilità, grazie soprattutto alle Alpi. Il punto, tuttavia, non è tanto la quantità, ma bensì come viene gestita. Ed è grazie alla maggiore attenzione nei confronti della salvaguardia dell’ambiente, che è aumentata la consapevolezza del valore dell’acqua e di come si possano ridurre o evitare gli sprechi.

Quanta acqua viene dispersa prima di giungere agli utenti?

Lo spreco di acqua potabile, esattamente come accade con il cibo, avviene sia prima di arrivare all’utente consumatore, che a casa dello stesso. Secondo i dati, su 8,2 miliardi di metri cubi di acqua che circolano nella rete idrica annualmente, ne vengono utilizzati solamente 4,7 miliardi. I restanti 3,5 miliardi, cioè il 42% del totale, vengono dispersi a causa delle pessime condizioni dell’infrastruttura idrica. Poco meno della metà non arriva neanche a destinazione! Ciò accade a causa di tubi rotti o vecchi. Questi 3,5 miliardi di litri dispersi, si possono suddividere il 156 litri al giorno per abitante. Se si stima che in Italia il consumo pro capite giornaliero – valore nazionale – è di 215 litri, le perdite potrebbero coprire il fabbisogno idrico di circa 44 milioni di persone all’anno.
Su questo aspetto, nel nostro privato, ci viene più difficile intervenire, se non segnalando tempestivamente eventuali perdite. Ciò su cui possiamo fare la differenza è l’uso quotidiano dell’acqua e per rendersi conto di quanta acqua utilizziamo, non dobbiamo far altro che riflettere sulle nostre azioni quotidiane.

 
Quanta acqua consumiamo durante la nostra giornata tipo?

Gli italiani utilizzano 153 metri cubi annui di acqua potabile per abitante, secondi solo alla Grecia – con 157. La maggior parte degli stati – 20 su 27 – prelevano tra i 45 e i 90 metri cubi di acqua dolce per persona. Come scritto nel paragrafo precedente, in Italia una persona consuma in media 215 l di acqua potabile al giorno. Ci appare un numero molto alto, ma si ridimensiona nel momento in cui si quantificano le azioni quotidiane. Farsi il bagno è sconsigliato, in quanto una vasca contiene dai 100 ai 160 litri di acqua, mentre per fare una doccia di 5 minuti si consumano tra i 75 e i 90 litri, mentre per una di 3 minuti tra i 35 e i 50. Se ci si scorda di chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti, ecco altri 20 litri circa che in pochi minuti vengono sprecati. Ogni volta che andiamo in bagno e tiriamo lo sciacquone utilizziamo dagli 8 ai 16 litri d’acqua.

Sono numeri impressionanti, ma con qualche piccolo accorgimento possiamo ridimensionarli. È chiaro che non stiamo dicendo di non lavarsi o di non andare in bagno, ma di cercare di farlo facendo attenzione ad ogni azione, al fine di ottimizzare l’uso di una risorsa tanto fondamentale per l’uomo.

Per chi desiderasse approfondire il tema, qui trova il report completo dell’Istat.

Viva il pesce locale, equo e sostenibile!

Il modo in cui consumiamo il pesce si riflette direttamente sul come lo peschiamo –  e viceversa – contribuendo alla conservazione o al danneggiamento dell’ecosistema marino. I mari ci donano ossigeno, cibo, acqua, energia e regolano il clima: mantenerli sani deve essere un nostro obiettivo. Alcune pratiche come la pesca intensiva non lo permettono. Essa impoverisce e sfrutta eccessivamente l’ambiente marino, lo inquina e ne deteriora la salute. Un mare indebolito significa un pianeta e, quindi, un uomo indebolito. Secondo il rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente (dicembre 2016) il 90% delle risorse ittiche del Mediterraneo è pescato al di sopra del rendimento massimo sostenibile. I motivi sono molti, tra i quali, la preferenza e la reperibilità di solo alcuni pesci, solitamente durante tutto l’anno. Siamo abituati ad andare sul sicuro e acquistare, ad esempio, salmone o pesce spada, perché sono sempre disponibili, li conosciamo bene e hanno più o meno sempre quel sapore che li rende perfetti comfort fish da cucinare a casa. Bisogna però, impegnarsi a costruire un mercato dei prodotti ittici equo!

Semplici regole per (farsi aiutare a) trattare pesce equo e sostenibile
 
Step 1

Scegliere un pescivendolo competente e disponibile a fornire tutte le informazioni necessarie come quelle previste per legge: qual è il nome di questo pesce? Da dove arriva? È stato pescato o è di allevamento? Come è stato pescato o allevato? È fresco o è stato congelato?

Step 2

Scegliere pesci di stagione, cioè quelli che non sono in fase riproduttiva, altrimenti si ostacola il ciclo vitale di quella specie. Questo approccio dà tempo alle altre specie di prosperare secondo i loro tempi.  Non scegliere pesci giovani perché solo gli esemplari che raggiungono la maturità possono riprodursi – e continuare il ciclo!

Step 3

Prediligere le specie neglette e locali, cioè pesci meno conosciuti – e spesso meno cari! – rispetto al tonno, salmone, pesce spada o dentice. Acquistare pesce nostrano evita che altre specie vengano pescate lontano e fatte viaggiare a lungo per migliaia di chilometri. Consumare i pesci meno conosciuti consente alle specie più mangiate di alleviare la pressione causata dalla notorietà. Prova a dar la precedenza a pesci negletti come sgombro, sugarello, palamita, sarda, pesce serra, zerro o lampuga. Cambiare le proprie abitudini non è facile, ma è importante farlo ed è anche conveniente per le nostre tasche!

Step 4

Cercare pesce che non sia stato lavato con acqua corrente perché ciò ne aumenta l’umidità favorendo la crescita di batteri – e, attenzione, non lo rende “più pulito” come si è portati a pensare. Il consiglio è di pulirlo a casa perché al mercato, solitamente, utilizzano l’acqua. Chiaramente se si è in grado di farlo o se il pescivendolo vi ha spiegato bene come fare. Conservarlo ad una temperatura massima di 2°, in un frigo con bassa umidità – non deve crearsi liquido sul pesce – e ben coperto perché non secchi. È indicato consumarlo entro due giorni e, si consiglia, di lasciare il pesce scoperto in frigo per un paio d’ore per far seccare un po’ la pelle prima di cucinarlo.

 
Conclusioni

Oltre alle questioni etiche e sostenibili, vi è un ulteriore aspetto fondamentale, probabilmente quello più importante per chi si appresta a mangiare un bel piatto di pesce: il sapore! Il pesce è un bene che deperisce velocemente, per cui va consumato il prima possibile. Ecco, immaginate quello pescato dall’altra parte del globo, lavato a lungo con acqua corrente – che è un male -, stoccato in frigorifero, spostato, spedito per migliaia di chilometri, spostato nuovamente ed infine esposto. Dopo tutti questi passaggi a casa vostra non durerà molto. Immaginate ora un bel sugarello locale pescato poche ore prima ed esposto sul banco poco dopo, acquistatelo, mangiatelo e vedrete la differenza!

L’acqua che scorre e che ritorna

L’acqua è la sorgente della vita sul nostro pianeta infatti i primi organismi viventi si sono sviluppati sulla terra anche grazie all’acqua. Per questo è una risorsa fondamentale per regolare il ciclo della vita e il bilanciamento degli ecosistemi naturali. Ogni giorno di più ci rendiamo conto del suo valore, e vediamo con rammarico l’impatto globale dello scioglimento dei ghiacciai, della prolungata siccità o dei violenti e disastrosi eventi meteorologici. Di questo non possiamo più avere dubbi. 

Il problema è su vasta scala ma, un qualche contributo, seppur piccolo, possiamo darlo ogni giorno. Oltre ad accorciare i tempi delle docce e ad annaffiare solo con acqua di raccolta, vi proponiamo qualche piccolo consiglio e accorgimento in più per un uso attento dell’acqua impiegata in cucina. 

Acqua di cottura…per cuocere

Utilizziamo l’acqua per lessare gli alimenti, uno dei processi di cottura più popolari in cucina, di cui, in primis, la pasta. Il liquido rimanente è tutt’altro che esausto, è infatti ricco di sostanze nutritive che per forza di cose sono state rilasciate. E’ quindi, di fatto, un’acqua nutriente che si può riutilizzare per cuocere nuovi alimenti! Possiamo preparare nuovamente pasta, verdure o altre pietanze, oppure ottenere altri tipi di cotture, come quella al vapore o a bagnomaria. Attenzione solo al sale che utilizziamo che rischiamo possa essere in eccesso.

Come base per ulteriori preparazioni

Un’altra opportunità che si viene a creare è quella di utilizzare l’acqua di cottura come base per altre preparazioni, come zuppe, vellutate, minestroni o brodi. La realizzazione è molto semplice, serve solamente aggiungervi gli ingredienti mancanti, come carne, sedano, carote e cipolle. Può essere utile anche per gli impasti di pane, focacce e pizze, così come per allungare sughi, mantecare la pasta o per l’ammollo dei legumi. Parlando di legumi, l’acqua di cottura soprattutto dei ceci diventa acqua faba, che è un sostituto leggero e vegano al bianco d’uovo. Quindi via a maionesi e salse di accompagnamento, meringhe e mousse al cioccolato.

Altri utilizzi

Uscendo dal contesto culinario, l’acqua di cottura si può utilizzare per lasciare i piatti sporchi in ammollo, o per un loro primo risciacquo, sfruttando l’alta temperatura. Si possono anche innaffiare le piante – se l’acqua non è salata! –  fornendo così i nutrienti che sono stati rilasciati dagli ingredienti durante la cottura.

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