Le lasagne dolci di Anita!

Vi ingolosiamo ancora con la ricetta classica del Carnevale Romagnolo!

Anita, azdora romagnola doc, prepara la sua specialità di Carnevale: le lasagne dolci!

Come molti dolci di carnevale in ogni luogo hanno un nome diverso, queste per esempio sono conosciute anche come tagliatelle dolci fritte, sono una golosità da non farsi scappare! Ce ne sono di varie versioni anche con bucce di agrumi canditi che sono un doppio recupero.

Anita è una recuperatrice da sempre, e per adagiare le tagliatelle appena cotte utilizza il sachetto della farina, perfetto per assorbire l’olio in eccesso, senza appiccicarsi al fritto. Da provare assolutamente!

Chiedi la Family Bag!

La FAMILY BAG è una occasione d’oro da più punti vista perchè ti da l’occasione di portarti a casa quello che non mangi più.

Può succedere che non hai più appetito, che per golosità hai ordinato troppe pietanze, che per un contrattempo hai meno tempo del previsto, oppure che è così buono che vuoi farlo assaggiare a qualcuno a casa. Se chiedi la FAMILY BAG hai l’opzione di mangiare il tuo piatto preferito anche in un secondo momento.

Il ristoratore è orgoglioso che tu voglia portare con te tutto ciò che hai ordinato, significa che hai apprezzato!

Significa anche che tutto ciò che è cucinato ha valore, e per il bene di tutti va utilizzato fino in fondo.

Ciò che rimane nel piatto ha il solo destino di diventare un rifiuto.

 

Crepinette di verza e cappuccio con fondo bruno di verdure

Pellegrino Artusi, padre riconosciuto della moderna cucina e grande divulgatore della lingua Italiana, grazie al suo manuale La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, nasce in Emilia-Romagna a Forlimpopoli (FC), il 4 agosto 1820 e muore a Firenze il 30 marzo 1911. Proprio nel paese natale, Forlimpopoli, nominato dal famoso gastronomo esecutore testamentario, nasce Casa Artusi, il primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana.

Ingredienti

per 2 persone

  • 6 foglie esterne di cavolo cappuccio e/o verza
  • 1 rete di maiale
  • 1 uovo
  • 100g di Parmigiano Reggiano DOP
  • Lesso del brodo (gallina, lingua, magro) macinato o tagliato fine
  • 50g di pane ammollato nel latte e ben strizzato
  • Scarti di verdure (no radicchio e no carciofi)
  • Olio EVO
  • Sale e pepe
  • Volendo insalatina di accompagnamento
Attrezzature occorrenti

Ciotola per impastare il ripieno
Ciotolina per mettere in ammollo il pane
Pentola con acqua bollente
Ciotola con acqua e ghiaccio
Coltellino da verdura
Tagliere
Padella
Forchette o pinze
Pentola per fondo di verdure
Panno non trattato per filtrare

 
Procedimento

Preparare un impasto abbastanza sodo con il lesso (in alternativa un trito di frattaglie di maiale), l’uovo, parmigiano e il pane precedentemente ammollato e strizzato bene, sale e pepe.

Lavare e sbollentare per un paio di minuti le foglie dei cavoli e fissare il colore in acqua e ghiaccio. Asciugare bene. Eliminare la parte centrale più legnosa (che può andare nel fondo di verdura). Salare le foglie e mettere al centro un cilindretto di impasto.

Chiudere prima dai lati e poi avvolgere a creare un involtino. Stendere la rete di maiale e arrotolarci dentro l’involtino facendo due giri e chiudendo bene ai lati. Cuocere la crepinette in padella, girandola e cuocendola omogeneamente finché la rete sarà ambrata e quasi trasparente.

Mettere in pentola gli scarti delle verdure, partendo da acqua fredda e cuocere a fuoco lento per 4 ore. Filtrare con un panno naturale e ridurre a fuoco lento fino ad ottenere la stessa consistenza (ed il colore) di un fondo bruno di carne. Non aggiungere sale.

Impiattare la crepinette condendo con il fondo e, volendo, accompagnare con un’insalatina di erbe spontanee e verdure di stagione.

Gnocchi di patate con le “croste” di Parmigiano

Dal 1934 il nostro locale – Amerigo dal 1934 – è sempre stato punto di riferimento nella valle, anche durante gli anni difficili della seconda guerra mondiale. In quel periodo la proposta gastronomica era rivolta perlopiù a chi si avventurava da queste parti nei giorni di festa o di fiera, qualcuno scendeva anche nei martedì di mercato. Per il resto del tempo era l’osteria, quindi la mescita, a farla da padrona. Negli anni Cinquanta arrivò il primo apparecchio televisivo e la gente del paese entrava, la sera, per vedere la novità, per fare uno spuntino o per bere semplicemente un bicchiere in compagnia”

Ingredienti

Per 4 persone | Tempo di lavorazione:  2,5 ore

Gnocchi

  • 500g di patate a pasta gialla
  • 150g di farina di grano tenero tipo “00”
  • 50g di Parmigiano Reggiano 24 mesi
  • 1 uovo
  • 2kg di sale grosso

Ragù

  • 300g di croste di parmigiano
  • 70g di sedano
  • 70g di carota
  • 70g di cipolla
  • 150g di passata di pomodoro
  • 70ml di olio extravergine di oliva
  • 250ml di brodo vegetale

Raschiate le croste di parmigiano con una spatola o col dorso di un coltello, dopo averle inumidite. Lessatele in acqua finché non saranno morbide, scolatele e tagliatele a cubetti molto piccoli.

In una padella soffriggete nell’olio i tre ortaggi tritati. Una volta rosolati, aggiungete il pomodoro, le croste a cubetti e due terzi del brodo. Fate cuocere per due ore circa, utilizzando il restante brodo per ammorbidire il fondo di cottura, se necessario.

In una teglia preparate uno strato di sale grosso, disponete le patate con la buccia e cuocete in forno preriscaldato a 180° per un’ora. Una volta cotte, sbucciatele e passale nello schiacciapatate versando la purea sulla farina che avrete disposto sul piano di lavoro.

Aggiungete il parmigiano grattugiato, l’uovo e amalgamate il composto fino a ottenere una massa omogenea, cercando di impastare nel più breve tempo possibile. Con piccole porzioni formate dei cordoni i di circa 3 cm e tagliateli in pezzetti di circa 4 cm di lunghezza, rigandoli con una forchetta o una grattugia rovesciata senza premere eccessivamente. Fateli cuocere in abbondante acqua salata, appena affiorano, scolateli e poneteli ancora umidi nel tegame del sugo. Fateli saltare e serviteli in tavola!