I grandi chef al Pranzo di Natale nelle carceri

Tempi di Recupero, in collaborazione con Prison Fellowship, ha coinvolto i cuochi della Rete per curare il Pranzo di Natale in alcuni dei più di 50 istituti penitenziari italiani aderenti all’iniziativa

Il Natale è, prima di tutto, un tempo di scambio autentico: di gesti che parlano, di attenzione reciproca, di presenza. Donare non significa solo offrire qualcosa, ma riconoscere l’altro, costruire legami, sentirsi parte di una comunità che sceglie di stare insieme e di prendersi cura. È in questi piccoli atti condivisi che si rafforza il senso profondo dello stare accanto, anche quando le distanze sembrano grandi.

Proprio per questo, durante le festività la solitudine può farsi sentire con maggiore intensità. Accade per molte persone, ma ancora di più per chi vive in carcere, lontano dagli affetti e dalle proprie abitudini quotidiane. Le difficoltà del sistema penitenziario italiano possono amplificare questa sensazione di isolamento, rendendo il periodo natalizio particolarmente delicato. È qui che le nostre azioni, concrete e condivise, diventano un segnale importante: positivo, attivo, capace di aprire uno spazio di relazione e di umanità.

Per questo, da anni Tempi di Recupero collabora con l’Associazione Prison Fellowship, che opera quotidianamente per offrire sostegno umano alle persone detenute, alle loro famiglie e alle vittime. Insieme, promuovono un’iniziativa che vuole portare un segno di attenzione e vicinanza proprio nei giorni più carichi di significato: un grande pranzo di Natale organizzato in contemporanea in molte carceri italiane, quest’anno in più di 50 istituti penitenziari.

Chef, cuochi, osti, volontari e studenti degli istituti alberghieri uniranno le loro energie per preparare un menu speciale. Un gesto semplice, ma prezioso, pensato per creare un momento di serenità e dialogo, e per ricordare che anche dietro le mura di un istituto di pena esistono persone che meritano ascolto, rispetto e un’occasione per sentirsi parte della comunità.

“È una goccia in mezzo al mare, ma, allo stesso tempo, un gesto per donare un momento di “normalità” a coloro per i quali non è affatto scontata” spiega il nostro presidente Carlo Catani. “Il cibo è certamente il cuore delle iniziative di Tempi di Recupero, ma è anche il mezzo attraverso il quale affrontiamo tematiche più ampie e trasversali, come la dignità dei detenuti e delle detenute. Ci auguriamo che questa iniziativa, così come tante altre, contribuisca a far luce e a portare maggiore attenzione sulle problematiche all’interno delle carceri italiane”.

“L’Altra Cucina… per un pranzo d’Amore”, questo il nome del progetto, è quindi un pranzo di Natale anticipato, che quest’anno si terrà giovedì 18 dicembre, organizzato simultaneamente in moltissime carceri italiane. Prison FellowShip conta, per il pranzo di Natale, più di 50 istituti penitenziari coinvolti nel progetto, 1200 volontari partecipi e 6000 pasti cucinati nella giornata. Non saranno solo gli ospiti e i volontari esterni a occuparsi della preparazione del pranzo, infatti, a formare la brigata “per un giorno”, ci saranno anche detenute e detenuti, che parteciperanno attivamente all’organizzazione, contribuendo con impegno e professionalità alla riuscita dell’evento.

Il nostro apporto, come Tempi di Recupero, è stato quello di individuare i professionisti che possano contribuire con la propria competenza e sensibilità alla preparazione del pranzo di Natale. Attraverso il cibo, inteso come occasione di incontro, rispetto e riscatto, promuoviamo i valori che ci guidano: consapevolezza, recupero delle risorse, valorizzazione delle competenze e attenzione alle persone. Il nostro obiettivo è far sì che ‘il Pranzo d’Amore’ sia un’esperienza autentica di condivisione, anche gastronomica. Il valore dell’evento non è circoscritto al pranzo in sé, ma anche alla cucina, luogo in cui si creano rapporti di confidenza tra i detenuti e gli chef. In alcuni casi questo momento di condivisione ai fornelli è sfociato in reali opportunità lavorative, favorendo così percorsi concreti al di fuori del carcere.

A dare vita alla giornata ci sarà una squadra di recuperatori, parte della nostra Rete del Recupero, che con entusiasmo, hanno scelto di mettersi in gioco. A Bologna ci saranno Massimiliano Poggi (Ristorante Serra Sole, Trebba, BO) e Dario Picchiotti (Da Sacerno, Bologna), mentre Massimo Spigaroli (Antica Corte Pallavicina, Polesine Parmense, PR) guiderà la brigata a Parma. Nicola Fossaceca (Ristorante Metrò, San Salvo, CH) porterà la sua esperienza a Vasto, mentre Sergio Ruocco (Centouno Osteria, San Giorgio del Sannio, BN) sarà ad Ariano Irpino. A Lodi presidieranno Ivan Milani e Fabrizio Ferrari; al carcere Opera di Milano saranno presenti Cesare Battisti (Ratanà, Milano) e Gianluca Bassola (Ristorante Trippi, Milano), mentre Juan Lema (Trattoria Mirta, Milano) affiancherà i ragazzi del carcere minorile milanese. Lorenzo Zappi (QueDò, Castelfidardo, AN) e Daniele Citeroni (Osteria Ophis, Offida, AP) offriranno il loro contributo ad Ancona, Salvo Giuffrida (Conserve Testa, Catania) a Catania, Giuseppe Rinaldo a Caltanissetta, Niccolò Palumbo (Paca, Prato) sarà operativo al carcere di Firenze. Infine, alla Casa Circondariale di Gorizia, cucinerà Chiara Canzoneri (Chincaglieria Gastronomica, Gorizia) e il gelatiere Giulio Rocci sarà alla Casa Circondariale di Ivrea. 

L’iniziativa è promossa oltre che da Prison Fellowship Italia, anche da Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza del RnS, con il patrocinio del Ministero della Giustizia.

Trippa di pesce in umido

Jacopo Ticchi è lo chef ai fornelli di Da Lucio Trattoria, concept che nasce dall’idea di servire il miglior pesce del mare romagnolo, con la consapevolezza e la coscienza del nuovo millennio. La cucina di Trattoria Da Lucio si distingue per l’utilizzo di solo pescato locale quasi esclusivamente di grande pezzatura il cui gusto e consistenza vengono esaltati grazie alla tecnica della frollatura a secco – Dry Aged. Il locale è Trattoria: la cucina è al servizio del gusto, della concretezza, della verità e dello spreco zero. E’ importante riuscire a esaltare anche le parti meno nobili del prodotto: le frattaglie diventano infatti uno dei protagonisti del menu.

 
“Recupero e valorizzazione di un’interiora del pesce quasi mai utilizzata, che anche cucinata in modo semplice regala tanta emozione”

Ingredienti

  • 500g stomaco di pesce
  • 100g guanciale o pancetta
  • 50g carote
  • 100g cipolla
  • 50g sedano
  • 50ml marsala
  • 50ml vino bianco
  • 300g pomodori pelati
  • 30ml olio evo
  • 20g parmigiano reggiano
  • Alloro
Procedimento

Lavare bene lo stomaco con acqua corrente e sale per eliminare tutte le impurità. Poi far bollire lo stomaco in acqua acidulata per circa un ora, in base alla pezzatura. Una volta ben cotto lasciar raffreddare.

Tagliare lo stomaco a striscioline e farlo rosolare in un tegame largo con il guanciale, il sedano, la carota e la cipolla tutto tagliato a cubettini con l’olio evo. Sfumare con il marsala e il vino bianco e aggiungere i pelati.
Lasciar cuocere per 30 minuti.

Servire ben calda con il parmigiano grattugiato e un filo d’olio.

 

Foto di Lido Vannucchi

Tuttocarciofo su bruschetta morbida

Pellegrino Artusi, padre riconosciuto della moderna cucina e grande divulgatore della lingua Italiana, grazie al suo manuale La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, nasce in Emilia-Romagna a Forlimpopoli (FC), il 4 agosto 1820 e muore a Firenze il 30 marzo 1911. Proprio nel paese natale, Forlimpopoli, nominato dal famoso gastronomo esecutore testamentario, nasce Casa Artusi, il primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana.

Ingredienti

per 2 persone

 

  • 4 carciofi con gambo
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 mazzetto di nepitella ed erbe aromatiche
  • 1 ciuffo di crescione selvatico
  • Mezzo pane (circa 300 g) del giorno prima tagliato a fette
  • Brodo vegetale o acqua
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio EVO
  • Sale e pepe
Attrezzature occorrenti

Coltellino per pulire le verdure
Tagliere
Ciotola con acqua e limone
Teglia da forno x2
Frullatore a immersione
Setaccino
Pentola per brodo
Tegame con coperchio x2
Colino
Coltello da pane

 
Procedimento

Pulire i carciofi dalle foglie più esterne e dalle punte superiori. Tagliare il gambo e pelarlo. Mettere i cuori dei carciofi e i gambi pelati in acqua gasata e succo di limone perché non si anneriscano. Le foglie più tenere andranno in forno a 80/90° fino a tostatura (circa un’ora). Quando saranno secche frullare e setacciare ottenendo una polvere di carciofo.

Le parti più esterne e i ritagli del gambo andranno a fare il brodo.

Asciugare e condire i carciofi con olio, sale, pepe e nepitella e cuocere sottovuoto a bassa temperatura (86° per 1 ora) oppure cuocere in un tegame con fuoco basso e un goccio di acqua sul fondo, chiuso con il coperchio, fino a cottura e sfumando con il vino bianco (circa 15/20 minuti, dipende dalla grandezza dei carciofi).

Filtrare il brodo dei carciofi e cuocervi i gambi pelati. Scolarli e frullarli, passando la crema al colino per evitare grumi.

Prendere i cuori di carciofo già cotti – aprirli a fiore ovvero allargando le foglie delicatamente – e arrostire la parte piatta al tegame o alla griglia.

Condire le fette di pane con un trito di erbe, olio, sale e pepe e strisciando l’aglio. Tagliarle a pezzettoni.

Tostare il pane in forno o sulla griglia fino a doratura. Cuocere il pane aggiungendo brodo per 10 minuti e frullare, creando una crema abbastanza densa.

Filtrare per togliere eventuali grumi e aggiustare di sale.

Impiattare con la bruschetta morbida sulla base, qualche ciuffo di crema di gambi, la polvere sparsa e al centro i due fiori.

Finire con crescione selvatico, una grattata di pepe e un filo d’olio evo.

Frittelle di pasta del giorno prima

Le frittelle di pasta erano la ricetta della nonna che, con quel che restava della “minestra in brodo” (quadrettini, tagliolini, manfettini), il giorno dopo preparava delle golose frittelle per la gioia dei  bambini di casa. L’Associazione Il Lavoro dei Contadini ha partecipato alla Tempi di Recupero Week 2022 proponendo questo delizioso piatto del recupero all’interno del menù!

Ai quadrettini in brodo, quando del brodo non vi era più traccia perché la pasta l’aveva assorbito tutto, si aggiungeva:

Ingredienti

  • quadrettini in brodo del giorno prima
  • un uovo
  • un paio di cucchiai di farina
  • un’abbondante grattugiata di scorza di limone
  • un poco di rum o cognac
  • strutto di maiale

Il procedimento è semplice e veloce:  in una ciotola si sbatte con una forchetta l’uovo, vi si aggiunge la pasta poi la farina, scorza di limone per profumare e rum, fino a formare una pastella che non dove essere densa, ma nemmeno troppo liquida.

Sul fuoco intanto si è messo a scaldare lo strutto, quando questo è bello caldo vi si versa a cucchiaiate la pastella fino a formare delle frittelle tonde.

Si fanno dorare da ambo le parti, sgocciolare su carta gialla assorbente, ed infine cosparse di abbondante zucchero semolato.

 
Mangiate calde, sono profumate e croccanti, una delizia!