Schiscetta zero waste!

Che la si chiami schischetta, pranzo al sacco, lunch box o bentobako, il significato è sempre lo stesso: portarsi il pranzo da casa è spesso una necessità, ma anche una scelta creativa per un weekend fuori porta o un picnic all’aperto in famiglia o tra amici. L’importante, come sempre, è farlo cercando di ridurre al massimo l’impatto ambientale, sia in fase di preparazione dei cibi che nel loro trasporto.

Come portare con noi la schischetta zero waste?

In primo luogo privilegiamo contenitori ermetici a pellicole e sacchetti di plastica. Diciamo no alle bottiglie di plastica, scegliendo borracce o dispenser in acciaio inox o vetro per contenere i liquidi (in commercio esistono anche bottiglie/tazze termiche per contenere bevande calde, caffè o tisane). Privilegiamo poi l’utilizzo di posate in metallo e tovaglioli in stoffa o in materiali ecosostenibili. E se per la gita fuori porta o al mare decidiamo di preparare dei panini, scegliamo di avvolgerli in tovaglioli di stoffa anziché in materiali usa e getta: è importante ridurre la quantità di rifiuti che produciamo perché anche il riciclo richiede tanta energia per raccogliere, separare, trasportare i rifiuti. 

Tagliatelle di battuta di rigaglie di pollo di PierLuigi Di Diego

Quando Pier Luigi Di Diego ha partecipato nel 2013 alla progetto Tempi di Recupero, il suo ristorante era il Don Giovanni di Ferrara. Ma Pier Luigi è uno chef coraggioso e pieno di idee e dopo venticinque anni trascorsi alla guida del ristorante, decide con la moglie Laura di lanciarsi in una nuova sfida che si chiama Manifattura Alimentare, pur continuando a mantenere al centro la loro filosofia e il loro approccio attento non solo al cibo, ma anche alla sostenibilità ambientale. Le loro scelte sono sempre più legate a prodotti biologici e naturali, eccellenze territoriali che tengono conto della stagionalità grazie anche alla produzione diversificata del grande orto di Marrara, che garantisce ingredienti di sicura provenienza, salubri e di certa resa gastronomica. Questo per loro significa prendersi cura di sé, del proprio territorio e della clientela.

 

Ingredienti

Per 4 persone | Tempo di lavorazione: 3 ore circa

Per la pasta

  • 125 gr di farina di semola di grano duro rimacinata
  • 125 gr di farina “00”
  • 2 uova

Per il ragù

  • 500 gr di durelli di pollo
  • 100 gr di fegatini e cuoricini di pollo
  • 100 gr di scalogno
  • 75 ml di vino bianco secco (tipo vernaccia di S. Gimignano)
  • 50 gr di prosciutto
  • 2 lt di fondo di faraona
  • brodo di pollo
  • 50 g burro
  • olio extravergine di oliva
  • sale, pepe

Per la finitura 

  • 1 ciuffo di prezzemolo (o di salvia)
  • parmigiano reggiano

     

Su una spianatoia amalgama gli ingredienti per la pasta all’uovo fino ad ottenere una massa soda ed omogenea, raccoglila a palla e lascia riposare per almeno 30 minuti. Tira una sfoglia non troppo sottile (circa un paio di millimetri) quindi ricavane delle tagliatelle di mezzo centimetro di larghezza, allargale e lasciale asciugare fino all’uso.

Lava i durelli eliminando le parti più dure e nervose, quindi taglia le rigaglie a dadini lasciando in pezzi più grandi i fegatini. Monda gli scalogni e affettali molto sottilmente. In una pentola stretta a bordi alti preparare un fondo con olio, scalogno e prosciutto crudo tagliato a julienne e lascia rosolare per circa 10-15 minuti a fiamma vivace. Allunga con il fondo di faraona e un mestolo di brodo di pollo e lascia cuocere per 2 ore e mezza a fuoco moderato e tegame coperto, regolandolo di sale e pepe.

Lessa in abbondante acqua salata la pasta e scolala al dente non appena risalita a galla, quindi saltala in padella con il ragù preparato insaporendo con una bella manciata di parmigiano grattugiato.

Componi il piatto con le tagliatelle raccolte a nido, una cucchiaiata di condimento e guarnisci al centro con una cima di salvia o prezzemolo.

Tips #12: perché fare acquisti dai piccoli produttori

La bellezza di comprare dai piccoli produttori: un’esperienza che unisce qualità, tradizione e il sostegno alle economie locali. Ma non solo. Un produttore locale è attento al prodotto e, oltre a limitare gli scarti, si riducono anche le emissioni di CO2.

Parliamo di quelle botteghe, mercati e negozi sotto casa che raccontano l’identità di un quartiere e che meglio di altri sanno offrire un servizio, e perché no, anche due chiacchiere. Quali sono i vantaggi di scegliere questi interlocutori per i propri acquisti? Eccone alcuni:

  1. Qualità, artigianalità e freschezza. Quando si parla di Km0 ci si riferisce anche a questo. I prodotti dei delle botteghe o dei mercati locali sono soggetti a minori lavorazioni e perdita di freschezza dovuta dai lunghi trasporti, mantenendo quindi la qualità più elevata. 
  2. Rafforzamento delle filiere locali. Generalmente, le attività gestite locali sono incentivate ad acquistare altri prodotti e servizi da fornitori locali, garantendo così una selezione accurata e maggiore qualità 
  3. Promozione delle specificità locali. Chi meglio del produttore locale è in grado di raccontare ai clienti i prodotti offerti? Questo vale sia per il nostro negozio di fiducia dietro l’angolo, sia quando siamo in viaggio fuori città e vogliamo portarci a casa i veri sapori del luogo. Conoscenza delle produzioni locali significa saper consigliare alimenti genuini, di stagione e autoctoni.
  4. Ecosostenibilità. I produttori locali o le botteghe che vendono i loro prodotti rappresentano una vetrina per tutti i produttori che difficilmente potrebbero sostenere le regole dalla grande distribuzione. Si tratta di produzioni più sostenibili, con minor uso di pesticidi, antibiotici e minore impatto ambientale. In altre parole, salvaguardia di quella biodiversità che altrimenti rischierebbe di scomparire.
  5. Riduzione di imballaggi e minori emissioni di C02. Eliminando il trasporto, diminuiscono le emissioni di CO2 e gli imballaggi, riducendo drasticamente il numero dei rifiuti, spesso difficili da smaltire.

Comprare dai produttori locali fa bene a noi stessi e anche all’ambiente che ci circonda. 

Sella di cefalo marinato di Paolo Raschi

“La storia fa parte del nostro vivere quotidiano, ci connette a tutte le varie fasi di sviluppo turistico del territorio riminese. Da qui parte il nostro concetto di cucina e di ospitalità”. Il ristorante Guido, a Miramare di Rimini, nasce da una storia di tradizione familiare, iniziata nel 1946 da Guido Guiducci. Tre generazioni dopo il locale si rinnova con la passione dei fratelli Gian Paolo e Gian Luca. Una realtà nuova, ma fortemente legata al territorio e al passato. La loro volontà è quella di rendere i clienti parte di un percorso che, attraverso la memoria, ha accompagnato la loro crescita. Un rinascimento e rinnovamento della tradizione dove recupero e rispetto della materia prima sono la base della cultura gastronomica condivisa. Un’attenzione a cucina e sala riconosciuta anche dalla stella Michelin.

Ingredienti

Per 4 persone | Tempo di lavorazione: 1 ora e mezza

  • 2 cefali da circa 800 gr ciascuno
  • 1 cipolla bianca
  • Olio extra vergine d’oliva
  • Sale dolce di Cervia
  • Aceto di vino

Pe la finitura

  • Germogli d’insalata
  • Vinaigrette
  • Olio di oliva aromatizzato al basilico
  • Olio di oliva aromatizzato al peperoncino

Pulisci i cefali eliminando le interiora, quindi scarta testa e della coda e, seguendo la dorsale, aprili a libro togliendo a lisca tutte le spine.

Taglia finemente la cipolla e prepara una marinata con olio, aceto e sale in cui immergere per almeno mezz’ora il pesce. Trascorso il tempo necessario, preleva i cefali e richiudili come si trattasse di un arrosto: usa lo spago gastronomico per mantenerle in forma. Adagiali su una teglia rivestita con carta oleata e cuoci in forno caldo a 250° per circa un quarto d’ora, in modo che la pelle assuma una bella colorazione dorata.

Servi accompagnando la preparazione con una fresca insalata di germogli condita con vinaigrette e ultima il piatto con gocce di olio aromatizzato al peperoncino e basilico.

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