Arriva la Tempi di recupero Week!

Alla rete dei recuperatori piace rimanere attiva, progettare e incontrarsi.

Da poco concluso il Festival del Recupero di Pianetto, che ha visto un grande successo per i soci e per il pubblico, la rete si mette in pista per la Tempi di Recupero Week 22-23 con numerose novità e… recuperi.

L’esordio entusiasmante dell’evento nel 2019 presumeva un successo in rapida crescita, ma si sa, i due anni successivi sono stati foriera di dubbi, incertezze e anche paure. Oggi l’ottimismo dilaga e la voglia di condividere esperienze ancora di più. Che sia per una sorta di crisi di astinenza o forse per la volontà di recuperare il tempo perduto, gli eventi di successo si susseguono e quelli di Tempi di Recupero sono sempre pronti a condividere e festeggiare quando l’entusiasmo può fare da megafono per le tematiche di sostenibilità.

Perché la rete dei recuperatori è forte dei propri ideali, che intrecciano la sostenibilità con la gioia della condivisione.

 

La Tempi di Recupero Week si sdoppia per dare la possibilità di partecipare insieme a colleghi e amici, come nelle corde dell’associazione. Le settimane – lunghe – dedicate all’evento sono dal 18 al 27 di novembre la prima, la seconda dal 5 al 15 febbraio 2023.

E proprio in questo secondo periodo cade il primo festeggiamento per i 10 anni del progetto dei Tempi di Recupero!

All’evento possono partecipare tutti, chef, osti, gelatieri, vignaioli, bartender e appassionati, per cimentarsi in piatti golosi. Ad ognuno è data carta bianca per raccontare la propria visione del recupero, che si basa su tre cardini dai confini ampi: quinto quarto di verdure, carni, pesci, recupero degli avanzi, recupero delle ricette tradizionali. Parola d’ordine: creatività e condivisione.

Ma la Tempi di Recupero Week va più in profondità: a settembre è uscito il libro “Il Chilometro Consapevole” di Carlo Petrini e Carlo Catani per Slow Food Editore che, come dice il titolo stimola ognuno di noi ad avere consapevolezza di ciò che mangiamo, acquistiamo e mangiamo tutti i giorni, non solo in cucina. La consapevolezza, quindi, è uno dei temi portanti di questa doppia edizione della Tempi di Recupero Week 22-23.

Festival di Recupero di Pianetto

Sostenibilità e recupero in ambito enogastronomico: convegni, incontri, spettacoli e molto altro in compagnia di chef, osti, gelatieri, vignaioli, artigiani e bartender del Recupero, ma non solo.

Questo autunno torna il Festival del Recupero di Pianetto, organizzato dall’Associazione Culturale Tempi di Recupero per raccontare, condividere e confrontarsi sui temi di sostenibilità e recupero in ambito enogastronomico.

Tempi di Recupero è rete e condivisione fra protagonisti che danno vita al Festival del Recupero di Pianetto, una due giorni di cultura, storie, persone, prodotti e proposte enogastronomiche all’insegna della sostenibilità e dell’alta qualità. In questa occasione tanti protagonisti del settore raccontano la loro filosofia del recupero, attraverso degustazioni di piatti e vini, storie, il mercato dei produttori, il gelato artigianale, lo street food e le cene a più mani; oltre a spettacoli teatrali, concerti e dj set accompagnati dai cocktails del recupero. 

Sono tre i temi portanti: l’acqua e la sua gestione – le azioni che possiamo mettere in campo perché sia utilizzata al meglio e al meglio conservata –  la difesa e il sostegno della montagna – tutela dei territori montani nelle loro specificità, a partire dai suoi abitanti e come creare le condizioni perché siano zone di ripopolamento – e la cucina circolare – la cucina del recupero prevede l’uso integrale delle materie prime: a partire da pane, pasta, bucce e carni, tutto è utile a sedurre il palato, le tasche e il pianeta.

Il fulcro del Festival è la Rete di Tempi di Recupero che con i suoi soci è cuore pulsante dell’associazione. Dalla rete nasce la volontà e necessità di incontrarsi e così nasce il festival. Durante le due giornate sono previsti incontri, convegni, laboratori, degustazioni, il mercato, spettacoli e musica, collaborazioni, scambi e amicizia, tra persone provenienti da diverse regioni come Piemonte, Trentino Alto Adige, Lombardia, Liguria, Veneto, Marche, e ovviamente Emilia Romagna, con il recupero e il rispetto reciproco come comune denominatore. L’associazione ha progettato un festival di ampio respiro con ospiti trasversali del mondo enogastronomico e non solo, considerati gli interventi di intellettuali, docenti e musicisti.

L’appuntamento è dall’8 al 9 ottobre 2022 nel borgo di Pianetto di Galeata, con la rete dei recuperatori insieme all’Osteria La Campanara e in collaborazione con Pro Loco Galeata, Pro Loco Borgo Pianetto aps, Romagna Acque, Hera Group, Motor Power Company, BRX, con il patrocinio del Comune di Galeata, e la complicità delle associazioni ChefToChef Emilia Romagna Cuochi, Slow Food Emilia Romagna e BorgoIndie.

L’evento è plastic free.

Per saperne di più clicca qui

Viva il pesce locale, equo e sostenibile!

Il modo in cui consumiamo il pesce si riflette direttamente sul come lo peschiamo –  e viceversa – contribuendo alla conservazione o al danneggiamento dell’ecosistema marino. I mari ci donano ossigeno, cibo, acqua, energia e regolano il clima: mantenerli sani deve essere un nostro obiettivo. Alcune pratiche come la pesca intensiva non lo permettono. Essa impoverisce e sfrutta eccessivamente l’ambiente marino, lo inquina e ne deteriora la salute. Un mare indebolito significa un pianeta e, quindi, un uomo indebolito. Secondo il rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente (dicembre 2016) il 90% delle risorse ittiche del Mediterraneo è pescato al di sopra del rendimento massimo sostenibile. I motivi sono molti, tra i quali, la preferenza e la reperibilità di solo alcuni pesci, solitamente durante tutto l’anno. Siamo abituati ad andare sul sicuro e acquistare, ad esempio, salmone o pesce spada, perché sono sempre disponibili, li conosciamo bene e hanno più o meno sempre quel sapore che li rende perfetti comfort fish da cucinare a casa. Bisogna però, impegnarsi a costruire un mercato dei prodotti ittici equo!

Semplici regole per (farsi aiutare a) trattare pesce equo e sostenibile
 
Step 1

Scegliere un pescivendolo competente e disponibile a fornire tutte le informazioni necessarie come quelle previste per legge: qual è il nome di questo pesce? Da dove arriva? È stato pescato o è di allevamento? Come è stato pescato o allevato? È fresco o è stato congelato?

Step 2

Scegliere pesci di stagione, cioè quelli che non sono in fase riproduttiva, altrimenti si ostacola il ciclo vitale di quella specie. Questo approccio dà tempo alle altre specie di prosperare secondo i loro tempi.  Non scegliere pesci giovani perché solo gli esemplari che raggiungono la maturità possono riprodursi – e continuare il ciclo!

Step 3

Prediligere le specie neglette e locali, cioè pesci meno conosciuti – e spesso meno cari! – rispetto al tonno, salmone, pesce spada o dentice. Acquistare pesce nostrano evita che altre specie vengano pescate lontano e fatte viaggiare a lungo per migliaia di chilometri. Consumare i pesci meno conosciuti consente alle specie più mangiate di alleviare la pressione causata dalla notorietà. Prova a dar la precedenza a pesci negletti come sgombro, sugarello, palamita, sarda, pesce serra, zerro o lampuga. Cambiare le proprie abitudini non è facile, ma è importante farlo ed è anche conveniente per le nostre tasche!

Step 4

Cercare pesce che non sia stato lavato con acqua corrente perché ciò ne aumenta l’umidità favorendo la crescita di batteri – e, attenzione, non lo rende “più pulito” come si è portati a pensare. Il consiglio è di pulirlo a casa perché al mercato, solitamente, utilizzano l’acqua. Chiaramente se si è in grado di farlo o se il pescivendolo vi ha spiegato bene come fare. Conservarlo ad una temperatura massima di 2°, in un frigo con bassa umidità – non deve crearsi liquido sul pesce – e ben coperto perché non secchi. È indicato consumarlo entro due giorni e, si consiglia, di lasciare il pesce scoperto in frigo per un paio d’ore per far seccare un po’ la pelle prima di cucinarlo.

 
Conclusioni

Oltre alle questioni etiche e sostenibili, vi è un ulteriore aspetto fondamentale, probabilmente quello più importante per chi si appresta a mangiare un bel piatto di pesce: il sapore! Il pesce è un bene che deperisce velocemente, per cui va consumato il prima possibile. Ecco, immaginate quello pescato dall’altra parte del globo, lavato a lungo con acqua corrente – che è un male -, stoccato in frigorifero, spostato, spedito per migliaia di chilometri, spostato nuovamente ed infine esposto. Dopo tutti questi passaggi a casa vostra non durerà molto. Immaginate ora un bel sugarello locale pescato poche ore prima ed esposto sul banco poco dopo, acquistatelo, mangiatelo e vedrete la differenza!

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