Il Festival del Recupero 2025

Com’è andata al Festival Del Recupero 2025?

 

Se dovessimo scrivere in poche parole quello che ci ha lasciato il Festival del Recupero di quest’anno, diremmo che gli incontri, le connessioni ritrovate e nuove sinergie tra persone – ancora prima che professionisti – confermano il motore di questo evento annuale arrivato alla sua quinta edizione.

Per il primo anno, oltre a Galeata, sono stati coinvolti nella progettazione e negli eventi anche i comuni di San Piero in Bagno e di Santa Sofia, per creare continuità e condivisione tra comuni vicini con le stesse affinità territoriali e culturali.

Il Festival del Recupero ha preso il via venerdì 29 agosto con due cene in contemporanea: la cena della Foresta al ristorante daGorini, con lo chef patron Gianluca Gorini, lo chef Valerio Serino (Terra, Copenaghen), lo chef Fabio Ingallinera (Nazionale Vernante), la gelatiera Cinzia Otri (Gelateria La Passera, Firenze) e il bartender Michele Di Carlo (Gustosofo).

Cena fine dining caratterizzata da grandi interpreti, grandi sapori e un alto grado di affinità e di condivisione. Ormai una tradizione iniziare con questo tipo di cena per definire la trasversalità del recupero, che diventa innanzitutto utilizzo integrale delle materie prime, che gli chef a tutti i livelli possono interpretare con intelligenza e talento al servizio del gusto.

In contemporane,a una corale Cena Circolare nella suggestiva via centrale del borgo di Pianetto è stata capitanata dalla padrona di casa Alessandra Bazzocchi (Osteria La Campanara Pianetto di Galeata) insieme a Juan Lema (Trattoria Mirta, Milano), Luigi Montibeller (per l’osteria Boivin di Levico Terme), i gelatieri Giulio Rocci (Ottimo! Buono non Basta, Torino), Stefano Guizzetti (Ciacco Lab, Parma e Milano) e il bartender Paolo Dianini (Osteria La Campanara, Pianetto di Galeata). L’aria fresca e le luci della sera hanno fatto da cornice ad una cena memorabile, dove i cuochi e gelatieri protagonisti hanno dato prova di grande coesione, affinità e professionalità. Menzioni speciali per la celebre torta di rose targata Ciacco Lab, il gelato alla senape di Giulio Rocci e la zuppa fredda di recupero di pane e verdure di stagione di Juan Lema.

Sabato 30

Sabato è iniziata a Bagno di Romagna, al suggestivo Lagolungo, con un brunch pensato e realizzato dalla squadra dell’omonima osteria, in una specialissima formazione. Un buongiorno che è stato goduto appieno soprattutto con l’arrivo del sole, che ha illuminato la giornata e rasserenato le sorti del Festival del Recupero! Abbiamo poi cambiato vallata, per Sculture, Erbe Segrete e Avventure: Passeggiata d’Arte e Natura nel Lungofiume con il Forager Alessandro Di Tizio e la guida artistica del Parco fluviale delle sculture, e a seguire il Picnic Gourmet a Santa Sofia che ha visto collaborare Juri Chiotti (Reis – Cucina libera di montagna, Busca CN), Marco Ambrosino (Sustanza, Napoli) e Alessandro di Tizio (Mirazur, 3 stelle Michelin, Mentone F), i gelati a cura di Stefano Guizzetti (Ciacco, Parma e Milano) e Martina Francesconi (Gelatina, Genova). Per il meteo delle ore precedenti abbiamo cambiato scenario rispetto al programma, che era pensato come un rinnovato Déjeuner sur l’herbe,  regalandoci invece la possibilità di tavolate condivise, allegria contagiosa e collaborazione. Le proposte invece sono state invariabilmente eccellenti, frutto di una professionalità e di una sintonia immediatamente tangibili.

Nel pomeriggio gli eventi del Festival del Recupero si sono spostati nel Borgo di Pianetto di Galeata, inaugurando l’apertura del Mercato degli Artigiani, da sempre cuore pulsante del Festival. Gli artigiani che hanno animato il borgo quest’anno sono: Roteglia 1848 (Sassuolo, MO) con i suoi liquori e distillati tradizionali ma che strizzano l’occhio alle nuove wave della distilleria, Chocolate for Family (Senigallia, AN) che propone cioccolati beans to bar e materie prime interessanti per i professionisti, le conserve di pomodoro fatte a mano con cura e nichel free di NanometroZero (Nocera Inferiore, SA), i prodotti tradizionali pugliesi di Domenico Volgare, che ci ha fatto sognare con i taralli in trasferta, la pasta secca e le conserve di pomodoro.

C’erano anche gli aceti, tardizionali e innovativi, di Acetaia San Giacomo (Novellara, RE) – tra le nuove proposte è stato presentato Kuriso, aceto da riso nero fermentato e acetificato in botte – l’immancabile caffè fair trade, il cioccolato e i golosi biscotti di Forno Brisa (Bologna), il pane e i biscotti di Mamm (che non sono arrivati a domenica!), e i formaggi caprini (con un erborinato merito di nota) dei fratelli de Il Satiro (Uffogliano, RN). Abbiamo avuto anche le proposte di olio extravergine di Oliva: quello di OrtoEvo (Casola Vlasenio, RA), quello di Vigne San Lorenzo (Fognano, RA), e di Podere Briccola (Marradi, FI) che ha portato anche la sua lavanda in essenza e le conserve.

Il cibo non è stato l’unico protagonista del mercato: ci siamo riempiti gli occhi anche dei libri originali, internazionali e irrinunciabili di Quinto Quarto Editore (FA), delle ceramiche di Lorena Caballo Lopez (Faenza), e delle eleganti stampe su stoffa di Peromatto (Santa Sofia, FC) che transitano dalla tradizione con gusto contemporaneo, e infine le teglie, per piadina, artigianali di Montetiffi (RN) che hanno animato il piccolo portico del borgo.

Cuore nevralgico del Festival del Recupero è il Chiostro di Pianetto, in cui tutto accade e in cui è piacevole degustare e chiacchierare. Sotto i portici abbiamo degustato i vini della rete nella postazione enoteca con le bottiglie dei vignaioli del recupero provenienti da tutta Italia, 500 etichette che ci hanno fatto degustare il meglio delle produzioni artigianali nazionali. I cocktail del Recupero sono stati a cura di Racine di Rimini, che hanno utilizzato fermentazioni e le materie prime nella loro integrità, per cocktail originali, proposti al momento giusto. In più, alla postazione bartender si sono susseguiti amici bartender come Jimmy Bertazzoli di Aguardiente e Paolo Dianini, che a Pianetto è di casa, e naturalmente  Michele Di Carlo. Le birre artigianali sono state affidate al birrificio artigiano Mazapégul. Non potevano mancare i gelati del Recupero, con una squadra di creativi (e scatenati) gelatieri –  tra i migliori gelatieri d’Italia –  si sono messi in campo una grande affinità e entusiasmo per il confronto, offrendo gelati gastronomici con ingredienti tra i più svariati facendoci sbirciare dietro le quinte i segreti di lavorazione. Alcuni gusti che hanno arricchito le coppette: ⁠segale tostata, sciroppo di cirmolo e polvere di ortica (Martina Francesconi), sorbetto di pomodoro con bacche di vaniglia esausta (Alessandro Zoli), granita anguria e menta (Gianfrancesco Cutelli), sorbetto con succo di agresto, l’uva acerba (Cinzia Otri)

Nel pomeriggio il primo confronto confronto è stato il dialogo “Foresta e acqua: l’equilibrio della montagna e le buone pratiche del recupero dei territori”, un’occasione preziosa per riflettere sul rapporto tra uomo e paesaggio montano, insieme a Carlo Catani,  Piero Lungherini, Francesca Pondini, Gabriele Locatelli. Raccontare il territorio, i progetti e le soluzioni adottate per vivere luoghi che rischiano l’abbandono. Dai versanti, agli invasi, dalle modificazioni metereologiche alla logistica, cosa rende un territorio bello da vivere. Questi alcuni dei temi importanti per il nostro futuro trattati durante l’incontro.

Serata pop al chiostro il sabato sera. Cocktail e dj set hanno caratterizzato l’aperitivo e poi la degustazione delle pizze del Recupero nel chiostro del Borgo di Pianetto: pizzaioli da tutta Italia tra cui Domenico Volgare (Fuzion, Torino), Giacomo Devoto (Officine del Cibo, Sarzana), Davide Fiorentini (O’Fiore Mio, Faenza, Bologna, Milano), Luigi Timoncini (Timo be food, Faenza e Riolo Terme) hanno proposto impasti alternativi, procedimenti innovativi di recupero e condimenti creativi. Un esempio? La speciale la pizza ideata da Domenico Volgare: un sorprendente impasto ottenuto riutilizzando i fondi di caffè con il più classico dei condimenti. La leggera nota amara del caffè armonizzava perfettamente con la dolcezza dei pomodori di Domenico.

In contemporanea all’Osteria La Campanara è andata in scena una cena fine dinning. Cinque grandi protagonisti: lo chef Giacomo Devoto (Locanda de’ Bancheri, Fosdinovo – MS), lo chef Luigi Lepore (Luigi Lepore, Lamezia Terme – CZ), lo chef Massimiliano Poggi (Massimiliano Poggi Cucina, Bologna). Lo chef-gelatiere Giulio Rocci (Ottimo, buono non basta!, Torino) e il bartender Paolo Dianini (La Campanara),  hanno dato vita a un menu ispirato al tema del recupero dell’acqua, in tutte le sue forme, dall’uso corretto dei prodotti ittici, ale produzioni in aridocoltura, alla corretta gestione dell’acqua per produzione e trasformazione. Ne sono usciti piatti ispirati tra creatività, tecnica e sostenibilità.

Domenica 31

Il 31 agosto, non potevano mancare i piatti della domenica, proposti nel chiostro da chef di eccellenza. Ai fornelli: Giulio Gigli (Une, Capodacqua PG), Cesare Battisti (Ratanà, Milano), Andrea Rossetti (Naiade Abano Terme PD), Luca Racis (Il gatto sull’albicocco, Rimini), Francesco Valente (Valleponci, Finale Ligure SV), Yoji Tokuyoshi (Bentoteca e Mogol, Milano; Alter Ego, Tokio), Juan Camilo Quintero Merchan (Chianti), Debora Arici. Tra le proposte più originali la rivisitazione della tradizionale panissa ideata dalla squadra di Valleponci, e l’esplosione di sapori della misticanza di Juan Quintero. Una citazione doverosa per l’indimenticabile lasagna al forno di Cesare Battisti, che con coraggio ha portato questo piatto nel cuore della Romagna. Vedere il chiostro animarsi di sapori e preparazioni originali e di grande qualità, apprezzati dalle persone che hanno partecipato con noi a queste giornate di festa e gusto sono state una grande ricompensa per tutti i professionisti che hanno dedicato il loro tempo e  le loro competenze alla filosofia del recupero.

La giornata di domenica ha visto protagonisti anche i più giovani con la Tempi di Recupero kids! con attività dedicate all’esplorazione dei sensi e alla consapevolezza dell’ambiente attorno a noi. Un team di professionisti affiatati che per il Festival ha pensato a percorsi, sia fisici che ideali, pensati anche per futuri progetti della rete del recupero ha ideato e messo in scena laboratori di lana e ceramica, di approfondimento, di conoscenza delle erbe e dei sensi. Hanno condotto gli incontri e i laboratori: Sabrina Berardo psicologa dell’infanzia, Arianna Albonetti educatrice e animatrice per bambini e ragazzi, e doula, Marlena Buscemi gastronoma, Simona Castagliuolo architetta, Alessandro Di Tizio, etnobotanico, Lorena Cabal Lopez, ceramista ed educatrice. I lavori della giornata sono collimati nella creazione di un’opera collettiva frutto della partecipazione e dell’immaginazione condivisa.
Il tema dell’educazione ambientale, nel senso più ampio del termine, per i bambini è centrale nella progettazione di Tempi di recupero insieme a quello della formazione, per giovani e per adulti. Come associazione e come rete abbiamo iniziato un percorso attivo, perché la conoscenza, ovvero la consapevolezza, sono strade imprescindibili per il nostro futuro.

Il Festival del Recupero è stata anche occasione di incontri e talk come Progetti che raccontano il futuro, in cui abbiamo parlato di giovani progetti. E’ stata l’occasione per raccontare lo spirito di iniziativa e le strade possibili per portare avanti progetti consapevoli, con coerenza, solidità e creatività. Tra gli interventi, l’esperienza di Valle Ponci, nuova realtà rurale a Finale Ligure, per riattivare una piccola valle dimenticata dell’entroterra ligure da parte di cinque amici sognatori con i piedi per terra. Juri Chiotti, chef del ristorante Reis – Cibo di Montagna, ma anche allevatore e agricoltore, ha condiviso il suo progetto concreto in Val Varaita accompagnato dall’esperienza consolidata del gruppo degli Antagonisti. I fratelli Brighi dell’azienda Il Satiro che produce formaggi caprini e carne bovina, in un luogo incontaminato della Valmarecchia, che è anche presidio dei prati stabili. Il Podere Briccola, che a Modigliana porta avanti il sogno diventato realtà di produrre vino e coltivare lavanda e molto di più. Sono state condivise le difficoltà e le soluzioni vincenti messi in campo da ciascuno.

Abbiamo parlato di vini stranieri e bevande de-alcolate all’incontro-degustazione: Drinking stranger: Il vino oltre i confini, uno sguardo fuori casa. Degustazione di vini francesi, croati e spagnoli. Ne hanno parlato e guidato la degustazione Carlo Catani, Giada Talpo, Jacopo Casadio, Luigi Zoli, Roberto Frega, Nico Dukan, Ismael Gozalo. Un’occasione per assaggiare e riflettere sull’evoluzione del mondo del vino, del mercato del vino, su quello che sta accadendo in Italia e all’Estero. Nel tempo a disposizione abbiamo avuto modo di approfondire vari aspetti, nutrendo il dibattito anche con il pubblico.

Le sessioni di foraging guidate da Alessandro Di Tizio sono tra i momenti più attesi e partecipati del Festival del Recupero. Con lui abbiamo passeggiato tra i sentieri di Galeata, a Santa Sofia e a Bagno di Romagna per vere e proprie esperienze immersive. Camminare con Alessandro non è solo scoprire e imparare a riconoscere le erbe spontanee ma è un invito a riflettere sul legame – spesso dimenticato – tra uomo e natura.

A suggellare la collaborazione tra i Comuni coinvolti e i professionisti della rete dei Tempi di Recupero è stata  la Cena dei Sindaci all’Osteria La Campanara di domenica sera: un momento di condivisione in cui il sindaco di San Piero in Bagno, Enrico Spighi, la sindaca di Galeata, Francesca Pondini, la sindaca di Santa Sofia, Ilaria Marianini e il sindaco di Civitella di Romagna, Claudio Milandri, insieme a Fabrizio Landi e Piero Lungherini di Romagna Acque si sono affiancati ai fornelli chiudendo il Festival del Recupero con un pieno di gusto e promesse, dandoci appuntamento per l’anno prossimo (si, stiamo già progettando la prossima edizione!).

Cosa rimane quindi di questo festival?

La promessa di proseguire il nostro percorso, sempre più condiviso, insieme alla promessa di ritrovarci ancora, e sempre più spesso, di continuare a costruire legami tra territori, persone e cibi con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di condivisione che hanno reso unica questa edizione.

 

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Tempi di Recupero a Cheese 2025

 Tre giorni di Gelati, Cocktail e Cucina del Recupero a Bra

Dal 19 al 21 settembre, Tempi di Recupero si sposta a Bra in occasione di Cheese 2025. Abbiamo coinvolto tra i migliori gelatieri, cuochi e bartender della rete pensando a eventi diffusi per la cittadina, in particolare a Casa B (Piazza Roma 18), a Zero Enoteca Conviviale (Via Pollenzo 10) e allo Stand UNISG (Piazza Spreitenbach). 

Venerdì 19: Gelati, cocktail del recupero e una cena da ricordare

Si comincia venerdì pomeriggio, dalle 14 alle 17, a Casa B (Piazza Roma 18), con una staffetta di gelatieri: Stefano Guizzetti (Ciacco Lab, Parma e Milano), Martina Francesconi (Gelatina, Genova), Emanuele Monero (Papalele, Torino) e Luca Pannozzo (100% naturale, Chiaveri e Sestri) proporranno gusti creativi e sorprendenti, tutti legati da un ingrediente speciale: il latte dei pascoli dei prati stabili presidio Slow Food, un prodotto che racconta il territorio e la biodiversità.

Dalle 17 in poi, si cambia registro (ma non filosofia): spazio ai cocktail del recupero, firmati da Michele Di Carlo (Gustosofo) e Giancarlo Nicolardi (Racine, Rimini). Proporranno drink e preparazioni con un occhio attento all’uso integrale delle materie prime e alla stagionalità dei prodotti. 

La giornata si chiude con la Cena del Recupero, al ristorante Battaglino (Piazza Roma 20): Cesare Battisti (Ratanà, Milano) insieme ad Alessandro Di Tizio, per una cena raccontata e pensata attorno alle erbe spontanee. Focaccia e pane firmati Davide Longoni

Sabato 20: Nuovi gelatieri, pane, vino e cocktail del recupero

Il sabato si apre con un nuovo giro di gelato creativo, sempre a Casa B, dalle 14 alle 17. Questa volta troveremo Giulio Rocci (Ottimo Gelato, Torino), Gianfranco Cutelli (Gelateria De Coltelli, Pisa), Cinzia Otri (Gleateria La Passera, Firenze), Martina Francesconi (Gelatina, Genova) e Roberto Lobrano (Gelato Cult). Anche loro proporranno gusti che partono dal latte dei prati stabili, trasformandolo in gelati gastronomici che raccontano il territorio in modo inedito.

Alle 17 ci spostiamo a Zero Enoteca Conviviale (Via Pollenzo 10) per una degustazione speciale: Mateja Gravner presenterà i suoi vini in dialogo con Carlo Catani, Giada Talpo e Maurizio Damilano. Ad accompagnare i calici, il Pane del Recupero firmato da Giulia Busato di Tocio Bread (Noale, Venezia), preparato secondo metodi antichi e con un profondo rispetto per le materie prime.

In serata, ci si sposta allo stand UNISG (Piazza Spreitenbach), dove i cocktail tornano protagonisti: prima Racine (Rimini) alle 19.00 porta la sua idea di “cocktail d’autore con materie prime recuperate” e a seguire alle 19:45, Michele Di Carlo ci accompagna in un viaggio tra i grandi classici della mixology, recuperando la memoria (e il sapore).

Domenica 21: Colazione con Gravner, e ancora gelati

Domenica mattina, sempre a Zero Enoteca, si replica la degustazione di vini Gravner e pane di recupero, con Mateja Gravner, Giulia Busato, Carlo Catani e Maurizio Damilano. Nel pomeriggio, alle 15:00, l’appuntamento è di nuovo allo stand UNISG per un laboratorio sul gelato del recupero con Giulio Rocci (Ottimo, Torino), Martina Francesconi (Gelatina, Genova) e Alessandro Zoli (Peace and Cream, Faenza).

Tre giorni intensi, tra gelati, cocktail, pani, vini naturali e piatti sorprendenti. Speriamo di incontrarci a Bra!

Amare, vivere e rispettare la montagna

La montagna è uno dei luoghi più amati per le vacanze estive, soprattutto per chi vuole godersi la natura e una temperatura più mite. È un dato positivo per chi si occupa di turismo, albergatori e ristoratori che hanno la possibilità di prendere fiato dopo alcune stagioni invernali deludenti, quelle che generalmente sono considerate fondamentali per il sostentamento delle montagne “attrezzate”.

Nei fatti accade che, per poco più di un mese, le terre alte sono sconvolte da una quantità di montanari-cittadini alla ricerca di Heidi e delle sue caprette, che usano e consumano la montagna. E in questa moltitudine ci sentiamo protagonisti anche io che amiamo l’ambiente montano, in realtà in tutte le stagioni, e come molti compari siamo cresciuti col mito della pastorella svizzera.

Dell’influenza di Heidi sul turismo montano sono stati fatti diversi studi e scritte diverse tesi di laurea. Il tema è interessante perché buona parte dell’immaginario popolare e collettivo della montagna arriva proprio dal pennello di Miyazaki, padre elettivo della pastorella, per cui la montagna è fatta di prati verdi, paesaggi immensi, placidi ruscelli e tempo per sdraiarsi a contemplare le nuvole. Perfetto per una vacanza, o per un gioco su smartphone, ma la montagna esiste tutto l’anno e sebbene il turismo sia ad oggi una risorsa importante, non basta per rendere la vita in montagna sostenibile e poetica.

Questa estate, per rimanere vicini temporalmente, ci ha mostrato chiaramente i problemi della mala gestione del territorio e delle montagne, anche quelle più gettonate dai turisti: dagli incendi (in Sardegna e Sicilia) alle frane e allagamenti in Romagna, ci mostrano quanto fragile sia questo territorio e quanto lavoro sia necessario e impellente ben progettare e ben realizzare.

La sostenibilità dalla montagna è trasversale perché più che in altri territori l’equilibrio tra natura e persone è in uno stretto legame quotidiano. È quindi fuor di dubbio che questo equilibrio sia da cucire, ricucire e recuperare ed è realistico affermare che è qui che si gioca la sfida della modernità.
Dal management dei territori montani dipende la sostenibilità di tutte le comunità: pensiamo alla gestione dell’acqua in primis, ma anche a quella del legname, senza avventurarci sul tema della produzione dell’ossigeno dell’aria che respiriamo. Possiamo quindi affermare che la vita di ciascuno di noi è imprescindibilmente legata al benessere dei boschi e dei versanti montani.

Teniamo anche contro che il peso della gestione territoriale dipende da chi sta a monte per cui è in questi luoghi che occorre creare i vantaggi e le condizioni ottimali per rendere la montagna un bel posto dove vivere, non solo ad agosto o nelle vacanze di Natale, perché la gestione del territorio si può fare se le persone nel territorio ci vivono e le presiedono!

Parliamo di opportunità di lavoro e di infrastrutture, dalle connessioni internet fino alle scuole e ai mezzi pubblici, parliamo di proposte culturali e luoghi di aggregazione di qualità, quei servizi alla cittadinanza che sulla carta sono tanto cari alla politica. Tutto per concorrere ad una alta qualità della vita. Per dare qualche misura, in Italia i comuni classificati come totalmente montani nel 2017 (Rapporto Montagne Italia) erano 3.471 (il 43,4% del totale dei comuni italiani) ed ospitavano una popolazione di 8.900.529 abitanti (il 14,7% della popolazione nazionale) su una superficie di 147.531,8 kmq (il 48,8% del territorio nazionale) con una densità di 60,3 abitanti/kmq rispetto ad un valore medio nazionale di 200,8.

 

È quindi ovvio che la montagna è molto più vicina di quel che pensiamo.

Alluvione settembre 2024. Ci risiamo

Al Festival del recupero di Pianetto avevamo magliette e shopper da vendere. Le proponiamo per diffondere il nostro messaggio, rendere riconoscibile il network e la condivisione di una idea per il nostro futuro. Tra i materiali c’erano anche quelli della campagna IO BEVO ROMAGNOLO, proposta ad hoc nel 2023 a seguito dell’alluvione, progetto a sostegno dei vignaioli che erano stati messi in difficoltà più o meno gravi a seguito dell’alluvione.

Le avevamo al Festival, più che altro come promemoria, visto che il tema della gestione dell’acqua, dei versanti e della montagna sono base delle nostre riflessioni quotidiane e di quelle specifiche del Festival del Recupero di Pianetto.

Invece è successo ancora

Romagna e parte dell’Emilia sono nuovamente e significativamente colpite dall’alluvione. Le zone di Modigliana, di Brisighella ma anche del Faentino e dell’Imolese sono nuovamente state travolte dall’acqua. Stravolgendo ancora una volta i profili orografici, facendo crollare strade e collegamenti, in una fragilità diventata quotidiana. Le strade più che le vigne.
Alcuni produttori erano già a buon punto con la vendemmia, altri invece hanno ancora molto lavoro, soprattutto per i vini rossi che amano frutti maturi. In alcuni casi le strade non ci sono più e quasi sempre i vigneti sono difficilmente attraversabili per il fango che blocca mezzi e passi. Ora ogni volta che piove è allerta arancione. Non per il pericolo di grandi quantità di pioggia, ma perché la terra e i versanti sono fradici, e ogni goccia in più rischia di far franare altri pezzi di territorio.

Il territorio è molto fragile e spesso si stava ancora spettando il ripristino dei danni del 2023. In alcuni casi mancavano ancora le strade, e le frane erano ancora ben visibili. Ad ogni acquazzone gli abitanti tremavano, e a ragione possiamo purtroppo dire oggi.

Ci occupiamo della rete dei vignaioli, ben consapevoli che è una minima parte del danno che nuovamente ha colpito la Romagna. Persone che avevano appena ristrutturato casa, comprato mobili, dato fiducia ad un territorio accogliente come sempre è stata questa parte di pianura abbracciata da colline amorevoli e bellissime.

Cambiare e migliorare

Il clima è cambiato e abbiamo il dovere di cambiare le modalità conosciute. Occorre uno sforzo maggiore. Occorre raccogliere buoni esempi e applicarli alla gestione del territorio e della vita dei cittadini. Vogliamo fare un appello a chi ci governa, e a chi ci governerà, ovvero a chi decide come utilizzare, progettare e riprogettare il territorio. Questo modello non funziona più (posto che abbia mai funzionato). Occorre dare spazio ai fiumi, ci sono esempi di bellissimi parchi fluviali, gioiosamente fruibili la maggior parte dell’anno dai cittadini, che all’occorrenza possono accogliere il fiume in piena. Pensiamo al nord europa, alle riconversioni in Francia, ma più vicino a noi, anche al parco fluviale di Santa Sofia (FC) diventato luogo perfetto per passeggiate, eventi e sculture permanenti. Occorre anche gestire i boschi, ma anche disseminare alberi e piante, in modo che con le loro radici rendano più stabile la terra.

Azioni stranote, conosciute anche dai decisori. Resta in sospeso la domanda: perchè non si mettono in atto?