Schiscetta zero waste!

Che la si chiami schischetta, pranzo al sacco, lunch box o bentobako, il significato è sempre lo stesso: portarsi il pranzo da casa è spesso una necessità, ma anche una scelta creativa per un weekend fuori porta o un picnic all’aperto in famiglia o tra amici. L’importante, come sempre, è farlo cercando di ridurre al massimo l’impatto ambientale, sia in fase di preparazione dei cibi che nel loro trasporto.

Come portare con noi la schischetta zero waste?

In primo luogo privilegiamo contenitori ermetici a pellicole e sacchetti di plastica. Diciamo no alle bottiglie di plastica, scegliendo borracce o dispenser in acciaio inox o vetro per contenere i liquidi (in commercio esistono anche bottiglie/tazze termiche per contenere bevande calde, caffè o tisane). Privilegiamo poi l’utilizzo di posate in metallo e tovaglioli in stoffa o in materiali ecosostenibili. E se per la gita fuori porta o al mare decidiamo di preparare dei panini, scegliamo di avvolgerli in tovaglioli di stoffa anziché in materiali usa e getta: è importante ridurre la quantità di rifiuti che produciamo perché anche il riciclo richiede tanta energia per raccogliere, separare, trasportare i rifiuti. 

Tips #12: perché fare acquisti dai piccoli produttori

La bellezza di comprare dai piccoli produttori: un’esperienza che unisce qualità, tradizione e il sostegno alle economie locali. Ma non solo. Un produttore locale è attento al prodotto e, oltre a limitare gli scarti, si riducono anche le emissioni di CO2.

Parliamo di quelle botteghe, mercati e negozi sotto casa che raccontano l’identità di un quartiere e che meglio di altri sanno offrire un servizio, e perché no, anche due chiacchiere. Quali sono i vantaggi di scegliere questi interlocutori per i propri acquisti? Eccone alcuni:

  1. Qualità, artigianalità e freschezza. Quando si parla di Km0 ci si riferisce anche a questo. I prodotti dei delle botteghe o dei mercati locali sono soggetti a minori lavorazioni e perdita di freschezza dovuta dai lunghi trasporti, mantenendo quindi la qualità più elevata. 
  2. Rafforzamento delle filiere locali. Generalmente, le attività gestite locali sono incentivate ad acquistare altri prodotti e servizi da fornitori locali, garantendo così una selezione accurata e maggiore qualità 
  3. Promozione delle specificità locali. Chi meglio del produttore locale è in grado di raccontare ai clienti i prodotti offerti? Questo vale sia per il nostro negozio di fiducia dietro l’angolo, sia quando siamo in viaggio fuori città e vogliamo portarci a casa i veri sapori del luogo. Conoscenza delle produzioni locali significa saper consigliare alimenti genuini, di stagione e autoctoni.
  4. Ecosostenibilità. I produttori locali o le botteghe che vendono i loro prodotti rappresentano una vetrina per tutti i produttori che difficilmente potrebbero sostenere le regole dalla grande distribuzione. Si tratta di produzioni più sostenibili, con minor uso di pesticidi, antibiotici e minore impatto ambientale. In altre parole, salvaguardia di quella biodiversità che altrimenti rischierebbe di scomparire.
  5. Riduzione di imballaggi e minori emissioni di C02. Eliminando il trasporto, diminuiscono le emissioni di CO2 e gli imballaggi, riducendo drasticamente il numero dei rifiuti, spesso difficili da smaltire.

Comprare dai produttori locali fa bene a noi stessi e anche all’ambiente che ci circonda. 

Tips #11: come riutilizzare il packaging alimentare

Cosa fare delle bottiglie in vetro di salse di pomodo e succhi o dei barattoli contenenti le conserve?

Ecco un suggerimento per non sprecare nulla di ciò che consumiamo, packaging incluso! Riutilizziamo barattoli e bottiglie per meglio conservare i prodotti, fare conserve, succhi, acque aromatiche e té freddo, ma anche per i piccoli oggetti di casa come porta candele, contenitori di spezie o vasi per le piante. O ancora, per conservare il parmigiano grattugiato in modo che resti sempre fresco. 

Un modo alternativo per ridurre al massimo l’impatto ambientale dei packaging alimentari in modo creativo e divertente.

Le fermentazioni

C’è un recupero millenario che è parte integrante della nostra vita, ed ormai lo diamo per scontato: la fermentazione. Questo procedimento è antico quanto l’uomo, o almeno da quando l’uomo è diventato stanziale, ovvero da quando ha un posto dove fare dispensa.

Provate a individuare quante cose fermentate usiamo tutti i giorni: il pane, il vino, la birra, lo yogurt, i formaggi, il kefir, il miso, ma anche le verdure e la frutta, la lista può essere davvero lunga.

Per fermentare si sfruttano i batteri, quelli di cui generalmente abbiamo paura, infatti potremmo sintetizzare: se non puoi sconfiggerli, fatteli amici!

È chiaro che non tutti i batteri sono buoni, e la fermentazione deve essere controllata, ma sono procedimenti che si possono fare tranquillamente a casa. Nel caso di frutta e verdura possiamo utilizzare anche quelle un po’ vecchiotte e ormai poco attraenti, che rinascono a nuova vita e nuovo sapore.

Qualche mese fa abbiamo incontrato Sandor Ellix Kats a Torino, durante Terra Madre – Salone del Gusto, alla presentazione del suo mitico libro “Il mondo della fermentazione” di Slow Food Editore, finalmente tradotto in italiano. Una piccola folla si è assiepata nel locale che ha ospitato l’incontro e le persone rivolgevano a Sandor le più disparate domande, anche lontane dal tema della serata, come succede davanti ad un vero guru.
Si, perché Sandor Ellix Kats è il guru americano, ormai mondiale, delle fermentazioni. La sua ricerca è partita dalla sua malattia, quindi da motivazioni molto personali e dalla conseguente volontà-necessità di fare una vita sana ma che fosse anche gustosa.

Ci spiega lui stesso perché un alimento fermentato fa anche bene:

“Perché subisce una specie di pre-digestione da parte dei batteri: il corpo assorbe e digerisce con meno fatica questo tipo di cibo” spiega Sandor “E questo cibo è vivo e arricchisce la flora batterica nel nostro sistema digerente. Come la biodiversità è importante per l’equilibrio della terra, il microcosmo del nostro corpo sta meglio con una flora batterica ricca: il sistema immunitario ne trae beneficio”.

Non solo, se vi è capitato di assaggiare verdure fermentate, vi accorgerete che il loro sapore è intenso, spesso lontano dall’originale, mai uguale a se stesso, perché le condizioni di proliferazione dei batteri variano di volta in volta e ciò apre una varietà infinita di possibilità alla cucina.

Aggiungiamo un’idea ai nostri Tips perché come dice Sandor:
“La fermentazione cuoce il cibo senza aver bisogno di nessuna fonte di energia, lo preserva e ne allunga la vita, quindi è un ottimo metodo per diminuire l’impatto ecologico di ogni singolo individuo sulla terra”.

Degli alimenti fermentati parleremo ancora, seguiteci!

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