Entiana ha una energia esplosiva, una carica positiva e contagiosa.

Le piace quello che fa, su questo non c’è dubbio, glielo leggi negli occhi e lo leggi nei piatti che prepara, carichi di passione, scaldacuore ed equilibrati.
È un piacere incontrarla ed è un piacere gustare i suoi piatti.

Nata a Berat, un antico borgo dell’Albania meridionale. Fin da piccola è stata affascinata dalla cultura gastronomica balcanica, ricca di influenze armene e greche. Giovanissima si trasferisce in Italia, a Torino, dove si diploma alla scuola alberghiera Les Meridiens ma è l’incontro con Gualtiero Marchesi, autentica icona della ristorazione, le fa scoprire il mondo dell’alta cucina.

Collabora con tantissimi Chef importanti e soprattutto con Fulvio Pierangelini, genio indiscusso della cucina italiana, che Entiana riconosce come suo maestro. Sempre con Pierangelini, lavora come executive chef presso la Rocco-Forte Collection e dal dicembre 2011 Entiana è la chef del ristorante Se·sto on Arno. Nello stesso tempo Entiana collabora con Chef Carlo Cracco nella sua trasmissione Hell’ s Kitchen Italia. Si sposta per 3 mesi al Noma, il miglior ristorante del mondo a Copenaghen in Danimarca, con il quale tutt’ora segue e collabora con lo staff attuale.

Al Se·sto On Arno Entiana propone una cucina d’autore fedele alla tradizione ma allegra, colorata e ricca di sfumature etniche che ha riscosso un immediato e crescente successo di critica e pubblico. Novembre 2015 sfida la grande ristorazione con un progetto molto ambizioso e nuovo per la piazza fiorentina. Apre Gurdulù, una sfida doppia con la gravidanza in corso. Una nuova formula rivoluzionaria della cucina. Settembre 2018, intraprende un nuovo progetto tutto suo con una trasferta di regione, Le Marche.
L’abbiamo intercettata nell’intermezzo in cui è in preparazione il suo nuovo ristorante che aprirà prossimamente a Tolentino.

Il Tema della cena all’Osteria della Sghisa del 10 febbraio è dedicato ai lessi e ai bolliti di tutti i tipi, di vegetali, di brodi e di carne.

Spesso a casa avanzano le verdure del brodo, la coscia del pollo ruspante, il mezzo busto del cappone, il magro di vitello, la coda, la guancia, le patate troppo cotte, le cipolle chiodate per dare sapore al brodo. Avanza il brodo. E tutto buonissimo, ma è già cibo di recupero, del giorno dopo, dell’astuzia della nonna e della mamma.

Antipasti
Cipolle ripiene
Frittata di verdure
ricotta con salsa verde di sedano

Primi
Lasagnette con pollo, brodo e patate

Secondo
Polpette del lesso con zuppa di carote e alloro

Dolce
Budino di riso, pinoli e uvetta

Per la serata è con noi la Cantina Noelia Ricci, che descrive così la proria (forte) identità e i vini che ci propone

L’identità parte dal nome, Noelia Ricci, la donna che ha inspirato la nascita di questo progetto.
Noelia, carismatica e autentica, donna che in tempi lontani ha saputo credere nelle potenzialità di questa terra.
Per noi un riferimento importante, un ricordo di gioia, di una donna che ha tenuto unita la sua famiglia intorno ad una tavola.
Una scelta che porta con sé anche la volontà di restituire al progetto la forza di un’identità familiare, che ancora oggi, con la quarta generazione, contraddistingue questa avventura.

Il secondo elemento che caratterizza il progetto è l’incanto e la fascinazione per il mondo degli animali. Mondo da sempre complementare alla nostra campagna.
I ricordi lontani sono legati alle forme degli animali che popolano i boschi intorno ai vigneti, e di quelli della fattoria, che originariamente era parte della tenuta.

Abbiamo iniziato ad indagare l’immaginario del bestiario e il mondo degli animali più contemporaneo, per scegliere le illustrazioni provenienti dagli archivi storici di fine ottocento, perché in queste figure c’è quel realismo, non ancora fotografico, che lascia margine espressivo all’immaginazione.

L’animale Superiore è rappresentato nell’etichetta del nostro vino più longevo, il GODENZA. La scimmia che interpreta la scelta stilistica di un vino che torna alle origini delle tradizioni del Sangiovese. Un vino con i piedi ben piantati nella sua terra, che racconta fedelmente il crinale da cui proviene. Una vigna con un’altissima presenza di sabbia arenaria che cede una tipica sapidità al vino.

IL SANGIOVESE è contraddistinto dall’immagine di una vespa, l’insetto che più di ogni altro vive la vigna e che ne protegge la biodiversità.
Un vino d’annata, veloce e pungente, dalla beva dissetante e spensierata di una volta.

E una balena è rappresentata nell’etichetta del BRO’, il nostro Trebbiano.
La balena che nelle culture orientali è simbolo della memoria, della famiglia e dell’esperienza. Un richiamo al mare, che un tempo ricopriva queste terre
e alla memoria, di un tempo astratto per immergersi nell’inconscio.

Per informazioni dettagliate sulla serata clicca qui

 

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